Il leader di Les Républicains e candidato alla presidenza francese Bruno Retailleau (LR | PPE) ha dichiarato ieri (1 ottobre) che si sta ponendo la questione di mettere al bando La France Insoumise (LFI | Left). Ha definito il partito “sedizioso”, “affascinato dalla violenza” e intenzionato a organizzare un’insurrezione attraverso il movimento di protesta nelle scuole superiori.
Retailleau ha collegato le scene davanti ai licei a ciò che, a suo dire, potrebbe accadere nel 2027 nel caso di una vittoria di Marine Le Pen alle elezioni presidenziali. Le dichiarazioni sono arrivate mentre le proteste contro la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate e il degrado degli edifici scolastici, iniziate nella regione di Parigi, si sono estese a livello nazionale, diventando sempre più violente.
Reuters ha riferito che, durante una riunione di crisi del governo, i servizi di intelligence hanno sostenuto che il movimento fosse “un’operazione organizzata da LFI e dai suoi gruppi vicini all’estrema sinistra”. Una persona vicina al primo ministro ha dichiarato che, secondo la valutazione delle autorità, i blocchi avevano ormai lasciato il posto alla violenza urbana.
Sul terreno, le autorità hanno riferito che erano stati appiccati incendi in almeno due scuole superiori e che alcuni insegnanti del liceo Victor Hugo di Marsiglia erano stati raggiunti dalla benzina mentre uno studente tentava di versarla in un bidone. Inizialmente la procura aveva descritto gli insegnanti come aggrediti e “cosparsi di benzina”. Un’autopompa dei vigili del fuoco è stata attaccata in città, un’auto è stata incendiata a Strasburgo e la polizia si è scontrata con gruppi di giovani a Tolosa e in altre località.
Secondo i dati del ministero dell’Interno citati da Reuters, nella sola giornata di mercoledì (30 settembre) sono state arrestate 625 persone, mentre 83 tra agenti di polizia e gendarmi sono rimasti feriti. Il ministro dell’Istruzione ha riferito di almeno 119 studenti e membri del personale feriti dall’inizio delle proteste. Entro la serata di ieri, il governo ha annunciato che circa 400 scuole sarebbero rimaste chiuse il giorno successivo e i prefetti hanno vietato le manifestazioni davanti a tali istituti.
Jean-Luc Mélenchon ha definito “ridicola” la proposta di Retailleau, sostenendo che il candidato di centrodestra volesse mettere al bando LFI semplicemente perché non ne condivide le idee. Il coordinatore di LFI, Manuel Bompard ha invitato gli studenti a continuare a mobilitarsi, ma a farlo pacificamente, indicando una manifestazione già prevista per il martedì successivo. Altri esponenti del centro, tra cui Édouard Philippe e Gabriel Attal, hanno accusato LFI di strumentalizzare gli studenti, pur senza arrivare a chiedere la messa al bando del partito come fatto da Retailleau.
Il governo ha presentato le violenze come un fenomeno che va oltre le rivendicazioni legate all’istruzione; LFI ha respinto l’accusa di aver organizzato le proteste e ha accusato le autorità di ragionare secondo una logica complottista e di reprimere un movimento studentesco.
I critici di La France Insoumise, tra cui il Conseil représentatif des institutions juives de France (CRIF), principale associazione rappresentativa delle organizzazioni ebraiche francesi, il ministro dell’Interno e diversi esponenti del centro e della destra, sostengono che il partito abbia trasformato il conflitto israelo-palestinese in uno strumento di divisione politica interna dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Nella sua prima dichiarazione, LFI descrisse gli attacchi come una “offensiva armata delle forze palestinesi” inserita nel contesto dell’occupazione israeliana, senza condannare Hamas.
Successivamente, Jean-Luc Mélenchon ha scritto che l’antisemitismo in Francia rimaneva “residuale” e “assente” dalle manifestazioni a sostegno della Palestina. Una tesi respinta dal ministro della Giustizia dopo lo stupro a sfondo antisemita di una ragazza ebrea a Courbevoie e contraddetta dai dati ufficiali, che mostrano un forte aumento degli atti antisemiti.
Mélenchon ha inoltre accusato il CRIF di impartire “ordini” ai ministri e di utilizzare l’antisemitismo come arma politica. Il ministro dell’Interno e il presidente del CRIF hanno descritto queste dichiarazioni come una riproposizione dello stereotipo complottista relativo a una presunta influenza ebraica occulta. Mélenchon e LFI respingono l’accusa, sostengono che le critiche alle politiche israeliane vengano erroneamente equiparate all’antisemitismo e accusano i loro avversari di utilizzare questa accusa per isolare politicamente il partito.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

